AT sociocognitiva

AT sociocognitiva


Nel mio lavoro faccio riferimento non solo all’Analisi Transazionale tradizionale ma anche al suo modello più evoluto, l’Analisi Transazionale Socio-Cognitiva (ATSC).
Si tratta di un modello integrato che è stato recentemente elaborato c/o la Scuola dove mi sono specializzata, la Scuola Superiore in Psicologia Clinica (SSPC), dell’Istituto di Formazione e Ricerca per Educatori e Psicoterapeuti (IFREP) di Roma, dal suo fondatore Pio Scilligo, e dai suoi più stretti collaboratori, in particolare dal gruppo di ricerca LARSI (Laboratorio di Ricerca sul Sé e sull’Identità).

A titolo esplicativo riporto di seguito, in sintesi, alcuni brani tratti dal testo “Analisi transazionale socio-cognitiva” di Pio Scilligo (edito da LAS Roma), a partire da alcune note della prefazione di M. Luisa De Luca.

Cos’è l’Analisi Transazionale Socio-Cognitiva?

Pio Scilligo entrò in contatto con l’Analisi Transazionale e la Terapia della Gestalt nei primi anni 70 in California e sin da allora si è dedicato alla creazione di un percorso formativo per psicoterapeuti fondato su una pratica clinica efficace, rispettosa dei valori della persona e scientificamente fondata. Il suo interesse dominante è stato quello di “colmare la valle” tra la ricerca scientifica in psicoterapia e la pratica clinica. Decenni di lavoro in questa direzione hanno portato all’elaborazione dell’Analisi Transazionale Socio-Cognitiva, un modello integrato che si avvale di metodi e principi derivati in modo critico principalmente dalle visioni esperienziali, cognitive, comportamentali, psicodinamiche e interpersonali con speciale riferimento alla psichiatria sociale proposta da Eric Bern e la visione Ridecisionale dei Goulding.

La struttura di base del modello

Scilligo (2006) definisce gli Stati dell’Io dell’analisi transazionale in termini di dimensioni riferite ai processi evoluzionistici interessati all’esistenza, alla sopravvivenza e al mantenimento della specie. I tre processi di base sono, rispettivamente:
• la capacità di percepire il dolore e il piacere (la dimensione piacere-dolore);
• la capacità di reagire in modo attivo e passivo al cambiare dell’ambiente, (la dimensione passivo-attivo);
• la capacità di provvedere alla continuità della specie attraverso la interdipendenza relazionale (la dimensione relazionale).

Una quarta dimensione:
la dimensione evolutiva, tiene conto dei processi di graduale maturazione biologica e psicologica dell’individuo dal momento della nascita alla conclusione del suo percorso di vita. Ossia l’evoluzione da un Sé iniziale indifferenziato immerso nel mondo ad un Sé differenziato che contatta il mondo.

Natura degli Stati dell’Io

Gli Stati dell’Io evolutivi si suddividono in tre categorie:

a) Stati dell’Io Bambino: dominano pensieri, emozioni e comportamenti caratteristici dei primi anni di sviluppo, specialmente dello stadio evolutivo sensomotorio, pre-operazionale e operazionale concreto di Piaget; dominano modi di porsi e di agire simili a quelli dei bambini: curiosità, intuizione, concretezza e impulsività.


b) Stati dell’Io Adulto: dove i pensieri, i sentimenti e i comportamenti sono più differenziati e strutturati; è in pieno sviluppo lo stadio delle operazioni formali di Piaget; sono sviluppate le competenze nel porsi verso il mondo fisico e interpersonale con sviluppata competenza nell’osservazione, nell’analisi e nelle sintesi astratte relative alla percezione di sé, del mondo interpersonale e fisico; tali competenze sono caratterizzate da una sviluppata capacità logica e di rappresentazione mentale. Si tratta di modi di porsi e di agire di solito bene visibili nelle persone adulte.

c) Stati dell’Io Genitore: caratterizzati da pensieri, sentimenti e comportamenti complessi, legati all’esperienza passata e in grado di mettere limiti, di dare libertà responsabili nelle scelte e nelle decisioni di vita. Sono modi di porsi analoghi a quelli delle persone che si assumono responsabilità normative simili a quelle dei genitori e delle persone che guidano, che proteggono e che sono depositarie di valori da trasmettere con autorevolezza.

Le tre categorie di Stati dell’Io hanno manifestazioni diverse secondo il livello di affettività (dolore-piacere) e di attività (passività-attività) che li caratterizzano. Si strutturano in un sistema complesso che descrive “l’IO che sono”, un insieme complesso di Stati dell’Io Sé.

Gli Stati dell’Io Sé sono definiti da pensieri, sentimenti e comportamenti non necessariamente di natura relazionale, ma che tuttavia nascono nel rapporto con sé, con le altre persone e con il mondo.
Nel rapporto con le altre persone si strutturano, inoltre, pensieri, sentimenti e comportamenti dell’ “IO che sono nella relazione”. Il Sé Relazionale è un insieme organizzato e gerarchizzato di Stati dell’Io che fanno riferimento a specifici altri importanti. Il Sé, costituito dagli Stati dell’Io Sé, e il Sé Relazionale, costituito dagli Stati dell’Io Relazionali, sono processi mediazionali distinti.
Quando un Sé Relazionale viene attivato, si attiva anche il Modello Sé Operativo caratteristico di quel Sé Operativo Relazionale. I Modelli Operativi Sé e i Modelli Operativi Sé-Relazionali sono manifestazioni specifiche esemplate, cioè osservabili, dei potenziali Sé e dei potenziali Sé Relazionali.


Gli Stati dell’Io: sistemi di memorie dichiarative e procedurali

I tre insiemi di Stati dell’Io costituiscono sistemi di memorie distinte, come schemi sé , schemi relazionali e sé relazionali di natura dichiarativa e procedurale. Le memorie sono il risultato di esperienze concrete (processi Bambino), riflessioni attive e concettualizzazioni astratte (processi Adulto) e sperimentazioni comportamentali (processi Genitore) vissuti con carica affettiva e attraverso processi attivi e passivi
di contatto con il mondo fisico, interpersonale e intrapersonale.
Tali esperienze complesse, soprattutto quelle interpersonali, si strutturano via a via, con il graduale sviluppo biologico e psicologico, per passare dall’individuo piccolo immerso nella realtà e nella relazione con le persone di accudimento, alla persona distinta, separata e autonoma, capace di libertà responsabile.
Il piacere e il dolore guidano l’avvicinarsi e l’allontanarsi nell’agire nei contesti di vita come iniziale criterio di scelta e regolazione affettiva, accompagnato dalla competenza di porsi, in termini attivi e passivi di fronte alle sfide della variabilità dei contesti di vita, con strategie di assimilazione e accomodamento (Scilligo, 1986, pp. 75-77) per una ricca sopravvivenza.

Il copione di vita
Le configurazoni variamente integrate degli Stati dell’Io Sé e degli Stati dell’Io Relazionali nei loro processi dichiarativi e procedurali vengono a costituire l’esperienza di sé e l’insieme delle possibili manifestazioni di sé nel mondo fisico, interpersonale e intrapersonale.
L’insieme delle possibilità e modalità di esemplare tali configurazioni costituisce il copione di vita, la firma unica di ogni individuo, del suo modo di essere e vivere; esso
è in continua evoluzione, capace di costruttiva assimilazione e accomodamento
di fronte alla vita; talora può avere vincoli o carenze di vincoli che richiedono la trasformazione di alcuni processi Bambino, Adulto e Genitore al fine di promuovere la flessibilità e la strutturazione, necessarie per una vita che abbia significato e sia funzionale alla convivenza, alla sopravvivenza e alla trasmissione della dotazione
genetica. Alcuni cambiamenti di copione possono richiedere lavoro terapeutico di tipo regressivo per contattare automatismi creatisi a livelli non consci e che richiedono impegnative riprogrammazioni.

Le strategie protettive

L’analisi transazionale socio-cognitiva si muove sul presupposto che la persona, a qualsiasi età, si protegge nel modo migliore possibile secondo la disponibilità delle risorse a sua disposizione e in vista dei contesti nei quali si trova.
Viene fatta la distinzione tra protezioni assertive e protezioni difensive in riferimento alle strategie di iperattivazione e di de attivazione secondarie di attaccamento.
Le protezioni assertive sono quelle nelle quali l’individuo adotta procedure attive nell’uso delle risorse, ad esempio quelle degli Stati dell’Io liberi o ribelli; sono invece chiamate protezioni difensive quelle nelle quali l’individuo agisce in modo passivo, ad esempio adottando i processi degli Stati dell’Io protettivi o critici.
Le strategie protettive possono essere attivate a livello conscio e inconscio. All’interno di questa prospettiva, i giochi vengono inquadrati come strategie protettive attive o passive il cui carattere, definito originariamente da Berne (1964) come autolimitante, non è dato in assoluto ma varia in relazione al contesto sociale in cui gli schemi relazionali che sottendono i giochi vengono attivati. Per esempio, una strategia protettiva attiva fondata sulla sospettosità e fondante il gioco “T’ho beccato …” può essere fortemente limitante se viene usata in modo rigido, indiscriminato e pervasivo nel contesto sociale di appartenenza. Diventa invece una strategia di sopravvivenza vincente se, sulla base di un limitato numero di segnali di allarme, viene individuato un pericolo in un contesto sociale caratterizzato da controllo mascherato o da imprevedibilità.

L’insieme dei processi relativi agli Stati dell’Io e le connesse operazioni procedurali protettive, costituiscono un’organizzazione complessa, un sistema mediazionale di processi che definiscono il sé come sistema complesso esemplabile, cioè capace di essere tradotto in comportamenti osservabili.

Le tre superfici del sé, del sé relazionale Proponente e del sé relazionale Rispondente sono una rappresentazione riassuntiva esemplata dei 36 Stati dell’Io Prototipici definiti da Scilligo (2006) usando descrizioni derivate dal modello SASB della Benjamin (1974, 1979, 1999, 2004). I significati distinti dei tre Stati dell’Io Sé Evolutivi all’interno dei quadranti delle tre superfici sono stati individuati da Scilligo e verificati mediante l’analisi fattoriale (Scilligo, 2005b).


Benessere e patologia nell’AT socio-cognitiva

Gli indicatori principali di benessere e di patologia possono essere rilevati dalla configurazione dei profili degli Stati dell’Io.
In particolare un profilo tipico di benessere è dato da una configurazione di valori alti sulla quaterna del benessere, AL, BL, BP e AP, accompagnati da valori mediamente alti di GL e GP, con valori bassi sui rimanenti Stati dell’Io. Questo profilo correla bene (Scilligo, 2007) con lo stile di attaccamento sicuro.
Un profilo tipico di natura patologica è dato da una configurazione di valori alti sulla quaterna della patologia, AR, BR, BC, AC, con valori piuttosto alti su GR e GC. Questo profilo correla bene con lo stile di attaccamento Evitante – Impaurito.
Altri due profili che rivelano aspetti patologici sono il profilo con valori elevati su AC,
GC, GL e AL che correla bene con lo stile di attaccamento Evitante-Indifferente; l’altro profilo patologico è quello con valori alti su AC, GC, GP, AP, che correla bene con lo stile di attaccamento Preoccupato.
Altri indicatori di malessere e patologia sono indicati dalla presenza di Stati dell’Io carenti di fluidità, ad esempio, scarsa fluidità tra Stati dell’Io liberi o tra Stati dell’Io protettivi, come indicato ad esempio da alti livelli di Stati dell’Io liberi rispetto a quelli protettivi oppure alti livelli di Stati dell’Io protettivi rispetto a quelli liberi.


Conclusione

Da come risulta dalla breve presentazione del modello, l’ATSC è essenzialmente interpersonale e correla bene con i più recenti approcci psicodinamici relazionali che mettono l’accento sia sul passato e sia sul presente (Stern, 1998).
Le definizioni degli Stati dell’Io Sé e degli Stati dell’Io Relazionali distinti come rappresentazioni mentali introducono una notevole variazione nella teoria dell’Analisi Transazionale. Lo stesso concetto di copione di vita viene rivisto a partire da una visione evolutiva che tiene presente l’intero arco della vita, con una particolare attenzione al ruolo che hanno importanti processi strutturanti tipici dei primi anni.
Viene data particolare importanza alla possibilità di continua trasformazione del copione nel corso della vita, fatta eccezione per alcune situazioni patologiche gravi, che riflettono rigidità infantili talvolta resistenti al cambiamento. I giochi sono visti come strategie protettive di natura attiva o passiva che possono essere cambiate e rese funzionali con il cambiare dei contesti di vita.

Le nuove definizioni apportano variazioni importanti nella teoria dell’Analisi Transazionale da meritare il nome di un nuovo orientamento, che chiamiamo Analisi Transazionale Socio-Cognitiva, aperta alla ricerca, capace di allinearsi con le acquisizioni più recenti della ricerca scientifica, soprattutto nell’ambito delle teorie dell’attaccamento e delle teorie socio cognitive della personalità. Si ritiene che le linee
portanti della teoria dell’Analisi Transazionale, nei suoi principi come psichiatria sociale e come teoria agganciata alla psicoanalisi relazionale, rimangano solide, pur tenendo conto che anche le fondamentali visioni di Freud richiedono alcune revisioni critiche (vedi Scilligo, 2006).