Gestalt

La Gestalt (significato e teoria)

Gestalt

La Teoria/Psicoterapia della Gestalt nasce a New York, nel 1950 circa, dalle intuizioni di Friedrich Perls, uno psicoanalista ebreo tedesco, emigrato negli Anni Quaranta prima in Sudafrica e poi negli Stati Uniti.

Rappresenta una sintesi creativa di varie correnti culturali, filosofiche (es. quelle orientali, in particolare lo Zen) e psicologiche, che nel dopoguerra rivelarono con pienezza nuovi paradigmi culturali, e prende spunto da diverse scuole: la Psicoanalisi di S. Freud, la Psicologia Analitica di C.G. Jung, quella Sociale di K. Lewin, dagli studi sul corpo di W. Reich, da quelli sulla percezione ecc.

Il termine tedesco "Gestalt" significa forma, rappresentazione, struttura e rimanda alla totalità, a una configurazione armonica unitaria ("Il tutto è più della somma delle parti"); il verbo "Gestalten" significa dare una struttura, una forma.
Secondo la teoria della gestalt l’uomo costituisce, insieme all’ambiente, un unico sistema che interagisce, e va considerato nella sua interezza: fisica, psicologica, intellettuale, emotiva, spirituale e sociale.


La Gestalt si concentra in particolar modo sui processi percettivi: come l’uomo percepisce se stesso e la realtà e come organizza queste percezioni. Non si interessa tanto al perché dei suoi comportamenti o al perché dei suoi disagi, quanto piuttosto al cosa e al come si manifestano.

La Psicoterapia della Gestalt
L’obiettivo della psicoterapia della Gestalt è far sì che l’uomo giunga a superare la frammentarietà con cui percepisce se stesso e la realtà, e che tutte le parti della sua personalità trovino integrazione.
Se l’uomo non riesce a stabilire questa integrazione e ad allargare la sua consapevolezza, può accadere che la sua esperienza e la sua "forma" restino incompiute. Questa incompiutezza è alla base del disagio psicologico.


La Terapia vuole quindi favorire l’integrazione, l’auto-consapevolezza e anche l’adattamento creativo dell’uomo, lo invita a esplorare se stesso e il mondo, a vivere il più intensamente possibile nel qui e ora, ascoltando sia le sensazioni emotive sia quelle corporee, imparando ad agire (mettere in atto) i sentimenti.

Questo lavoro focalizzato sul qui ed ora avvia un lavoro di ri-abilitazione col sentire emozionale e corporeo, spesso non accettato nella nostra cultura. La Gestalt favorisce un contatto autentico con gli altri e una maggiore presa di coscienza dei differenti meccanismi interiori, spesso alla base di comportamenti non funzionali nella nostra vita. Attraverso questa modalità si riesce ad individuare dove il ciclo normale nel soddisfare i nostri bisogni è interrotto andando così a scoprire cosa viene evitato, quali sono le nostre paure e inibizioni. 


Per favorire questo processo vengono utilizzate diverse tecniche: dal dialogo individuale ai "giochi" di gruppo, esercizi di finzione e drammatizzazione.
Il paziente, durante la terapia, può conoscere e accettare le emozioni, comprendere i problemi, esplorare le soluzioni, scoprire le sue risorse e le sue potenzialità inespresse, giungere alla completezza e all’autonomia.


Per questo la Terapia della Gestalt oltre che per la psicoterapia individuale è utilizzata anche nei percorsi di crescita personale e viene applicata in terapia familiare, di gruppo, nelle scuole o altre istituzioni, in ambito sociale e aziendale.

Perls sostiene che ogni esperienza non può che avvenire al confine del contatto tra un organismo animale umano e il suo ambiente. E’ proprio ciò che avviene in questo confine che è disponibile alla nostra osservazione e all’eventuale intervento terapeutico. Il confine di contatto è il luogo in cui si dispiega il Sé, quella funzione dell’organismo umano che ne esprime la capacità/abilità di entrare in contatto con il proprio ambiente e di ritirarsi da esso, è il luogo in cui è possibile mettere insieme la creatività (che esprime l’unicità dell’individuo) con l’adattamento (che esprime la reciprocità necessaria al vivere sociale). Il modo in cui l’individuo fa (o non fa) contatto con il proprio ambiente descrive la sua funzionalità psichica.

All’adattamento creativo, inteso come meta dello sviluppo sano dell’individuo, possiamo ricondurre il concetto di maturità in psicoterapia della Gestalt. I bisogni individuali e quelli comunitari vengono integrati senza il sacrificio "a priori" di nessuno (Perls et al., 1951). In psicoterapia della Gestalt, quindi, la crescita di una persona verso l’autonomia coincide con la sua capacità di decidersi per l’incontro con l’altro (Rosenfeld, 1986).

Gli sviluppi successivi della teoria e della prassi della psicoterapia della Gestalt sono stati caratterizzati da una varietà di scuole, che purtroppo non hanno sempre dato il giusto rilievo alla teoria dell’esperienza di contatto, che rappresenta la fondamentale novità di questo approccio tra le terapie umanistiche (Wysong, 1994).

Il risvolto clinico: il terapeuta si sente parte della situazione, sostiene l’aggressività della differenziazione, si colloca nel ruolo di cura, resta al confine di contatto con i sensi, più che con categorie mentali. Lo scopo della cura è che il paziente ripristini la spontaneità nel contattare l’ambiente. Secondo la psicoterapia della Gestalt, ciò che cura non è la comprensione razionale e quindi il controllo del disturbo, bensì qualcosa che ha a che fare con aspetti processuali ed estetici. La cura consiste nell’aiutare il paziente a vivere pienamente rispettando la propria innata capacità di regolarsi nella relazione, e non solo a livello verbale, ma soprattutto a livello di spontanea attivazione delle strutture neuro-corporee preposte alla vita di relazione. Lo scopo ultimo della relazione terapeutica è che il paziente si senta interessato alla vita, con il permesso di essere creativo nel gruppo sociale di cui fa parte (Polster, 1988; Spagnuolo LobbAmendt Lyon, 2003). Ciò si applica non solo al setting individuale, ma anche a quello di coppia, a quello familiare o di gruppo. La capacità del terapeuta di creare un contesto in cui il paziente possa sviluppare la propria integrità si attua attraverso una “danza” tra terapeuta e paziente. Non è la tecnica esercitata da una persona esperta su un’altra persona che chiede aiuto, è la co-creazione di un confine di contatto in cui i valori, le personalità, i modi personali di affrontare la vita giocano un ruolo fondamentale. È la danza che il terapeuta, con tutta la sua scienza e la sua umanità, e il paziente, con tutto il suo dolore e la sua volontà di guarire, creano per ricostruire il ground su cui poggia la vita di relazione, il senso di sicurezza nella terra e nell’altro, e quindi il lasciarsi andare nell’intimità.


I principi metodologici della psicoterapia della Gestalt
La Psicoterapia della Gestalt non è tradizionalmente inclusa tra quelle ‘goal-oriented’, ovvero orientate all’obiettivo. Tuttavia, esiste una finalità generale, propria di ogni psicoterapia condotta in ambito gestaltico, che coincide con la consapevolezza e l’ampliamento delle possibilità di scelta. L’aumento di consapevolezza non si riferisce soltanto ai contenuti, ma anche ai processi (consapevolezza della consapevolezza) ovvero alla capacità del cliente di utilizzare le sue abilità per fronteggiare le perturbazioni lungo il processo di incremento della consapevolezza stessa. L’aumento della consapevolezza può avvenire quando si verificano alcuni presupposti: l’autoconoscenza, la conoscenza dell’ambiente, l’assunzione di responsabilità per le proprie scelte, l’auto-accettazione, la capacità di contatto.

La Psicoterapia della Gestalt non focalizza la sua attenzione sulla rimozione del sintomo ma nemmeno si limita a parlare del disagio; essa utilizza attivamente la relazione terapeutica e un insieme di metodi per aiutare il cliente a raggiungere il grado di auto-supporto necessario a risolvere i suoi problemi (Quattrini 2011). Pertanto, la psicoterapia consiste più in un’esplorazione che in un tentativo ‘lineare’ di modificare il comportamento. Il metodo consiste nel coinvolgimento diretto, che discende dal concetto di contatto: dal momento che il contatto è il mezzo attraverso il quale è possibile vivere e crescere, l’esperienza vissuta ha quasi sempre la precedenza rispetto alla spiegazione. Lo psicoterapeuta fornisce appoggio e supporto attraverso la relazione, mostrando al cliente in che modo i suoi problemi ostacolino la sua consapevolezza e il suo funzionamento. Nel procedere del percorso psicoterapeutico, è inevitabile che il focus dell’attenzione del terapeuta e del cliente si ampli sino a inquadrare temi connessi con la personalità più in generale. Il successo della psicoterapia è dato dalla misura in cui il cliente riesce a guidare gran parte del processo, e ad integrare le capacità di problem solving, gli aspetti della relazione terapeutica stessa e la regolazione del proprio processo di consapevolezza.

Per quanto la psicoterapia della Gestalt non possa essere considerata come orientata all’obiettivo, “a causa della complessità del lavoro terapeutico, è essenziale che possieda una metodologia rigorosamente fondata […]. Le sei componenti metodologiche che noi consideriamo vitali o intrinseche alla terapia della Gestalt sono: (a) il continuum dell’esperienza, (b) il qui ed ora, (c) la teoria paradossale del cambiamento, (d) l’esperimento, (e) l’incontro autentico, (f) la diagnosi orientata al processo” (Melnick & Nevis 2005, pp. 102-103).

Il continuum dell’esperienza consiste in uno schema illustrativo dell’organizzazione ideale dell’esperienza. Esso costituisce un riferimento per l’osservazione, da parte del terapeuta, del modo in cui il cliente struttura l’incontro e per trarre riferimenti importanti sul processo diagnostico. Pertanto, il continuum dell’esperienza è lo schema di un incontro ideale. Le deviazioni che naturalmente ciascun individuo compie rispetto a tale schema, costituiscono il suo specifico modo di vivere l’incontro con l’altro e sono prodotte dall’adattamento creativo tra ciò che è disponibile al momento nel campo dell’esperienza e la capacità di mobilitare le proprie risorse per ottenere ciò di cui si ha bisogno. Il processo del continuum è innescato da una sensazione che, raggiunto il livello della consapevolezza e attivato il processo di eccitamento, spinge all’azione per contattare l’ambiente in un modo che assicuri delle probabilità di soddisfazione. La riflessione sull’esito, positivo o negativo, dell’azione conclude il continuum. In altri termini, la consapevolezza del qui ed ora conduce a conoscere ciò che si vuole e ad agire per ottenerlo ed, infine, a riflettere sull’intera esperienza. Il continuum dell’esperienza, o ciclo del contatto, assume rilevanza clinica quando si verificano delle interruzioni che possono collocarsi: a) al livello della sensazione (inibizione della percezione sensoriale), b) al livello della presa di decisione (incapacità di articolare ciò che si vuole), c) al livello motorio (riluttanza all’azione o, al contrario, agire troppo velocemente), d) al livello della riflessione (scarso apprendimento dall’esperienza).

Qualsiasi apprendimento e qualsiasi esperienza avvengono nel presente, che include necessariamente l’esperienza e gli apprendimenti passati e contiene le basi per influenzare il futuro. La psicoterapia della Gestalt privilegia il momento attuale e lavora con i dati presenti nel qui ed ora della relazione terapeutica. Di fronte ad un comportamento caratteristico del cliente che si manifesta nel corso della seduta, il terapeuta della Gestalt orienta l’esplorazione sulle determinanti attuali di quel comportamento, più che sulle cause ‘storiche’ che ne hanno provocato il radicamento nell’esperienza passata. Il fatto che il cambiamento avvenga nel presente e che, dunque, l’attenzione sia rivolta al presente, non comporta però disinteresse per i meccanismi o le circostanze che hanno indotto lo sviluppo di specifici pattern di interazione. Accade frequentemente che, nel corso del lavoro terapeutico, sia il cliente stesso a connettere il passato con il presente, individuando i collegamenti tra il lavoro terapeutico e le proprie precoci esperienze di vita.

L’assunto secondo il quale “il sé si trova e si produce unicamente nell’ambiente” (Perls, Hefferline & Goodman 1951, p. 248) è il presupposto del principio paradossale del cambiamento: “il cambiamento avviene quando uno diventa ciò che è, non quando tenta di diventare ciò che non è. Il cambiamento non avviene attraverso il tentativo coatto fatto da una persona o da qualcun altro di cambiare o di cambiarlo, ma si verifica se quella persona si permette il tempo e lo sforzo [necessari] per essere ciò che è, per essere pienamente centrato nella sua attuale posizione” (Beisser 1970, p. 77). Tutte le teorie psicoterapeutiche sono orientate al cambiamento ma differiscono tra loro riguardo ai processi in esso coinvolti. In Gestalt, è la consapevolezza ad avere un ruolo centrale e la gran parte di ciò che avviene nella relazione terapeutica consiste nel riportare alla consapevolezza pensieri, sentimenti, emozioni, gesti, credenze e memorie. Tale processo costituisce il fulcro del cambiamento e la sua natura, più che paradossale, è logica: la consapevolezza produce trasformazione. Come sostenuto da Beisser, “per guarire una sofferenza questa va sperimentata pienamente” (Beisser 1970, p. 78). Il ‘materiale’ dell’esistenza è, ad esempio, il camminare, il mangiare, il conversare: il ‘materiale’ dell’esistenza è il suo contenuto. Lo sfondo dell’esistenza consiste nei suoi processi e se vi è la necessità di modificare condotte disfunzionali, il paradosso consiste nel portarne i processi sottostanti alla consapevolezza, per conoscerli approfonditamente. Solo una volta compiuta questa operazione è possibile il cambiamento.

Per quanto non ve ne sia sempre una piena consapevolezza, tutta la vita è, realmente, un esperimento dal momento che, qualsiasi scelta si decida di compiere, il risultato è sempre sconosciuto o perlomeno incerto. “Esperimento deriva da esperire, provare. Un esperimento è un tentativo o un’osservazione particolare fatta per confermare o confutare qualcosa di dubbio, specialmente sotto condizioni determinate dallo sperimentatore; un’azione o un’operazione intrapresa al fine di scoprire alcuni principi o effetti sconosciuti o di testare, stabilire o illustrare alcune verità sconosciute proposte, prove pratiche, dimostrazioni” (Perls, Hefferline & Goodman 1951, p. 12). Nella psicoterapia della Gestalt, cliente e terapeuta possono sperimentare differenti modi di pensare e di agire al fine di raggiungere una comprensione più genuina oltre che un cambiamento nel comportamento. Come in qualsiasi ricerca, l’esperimento è progettato per ottenere più dati rispetto a quelli di partenza. Nella Gestalt, i dati consistono nell’esperienza fenomenologica del cliente. L’esperimento non costituisce, di per sé, il cambiamento ma ha lo scopo di ampliare la consapevolezza del cliente sulle possibilità di modificazione che può permettersi di intraprendere.

Allo psicoterapeuta della Gestalt è richiesto di fare due cose contemporaneamente: da un lato, osservare le modalità dello svolgersi della seduta terapeutica, prestando attenzione  sia alle aree funzionali del comportamento del cliente sia a quelle disfunzionali, sulle quali si concentrerà il lavoro terapeutico; dall’altro lato, essere disponibile per una relazione autentica, dal momento che il contatto genuino è un bisogno umano fondamentale. Il concetto buberiano di ‘Io-Tu’ (Buber 1923) che è a fondamento del compito richiesto allo psicoterapeuta della Gestalt di considerare l’altro come una persona e non come un oggetto, richiede di lavorare sempre in ‘presenza di sé stessi’, ovvero di essere concentrati sul qui ed ora, di essere consapevoli di sé e di condurre sé stessi nel campo della relazione terapeutica. Ciò non significa essere trasparenti al cliente ‘in assoluto’ ma, piuttosto, essere trasparenti ‘al servizio del cliente’. Se al cliente è richiesto di imparare ad essere consapevole e genuino al servizio della sua crescita personale, al terapeuta è richiesto di essere genuino e selettivamente trasparente nella misura in cui ciò sia considerato utile alla crescita personale del cliente. Qualsiasi altra consapevolezza del terapeuta che non rispetti questo requisito è tenuta al di fuori della seduta. Il tema dell’autenticità attribuisce al terapeuta la responsabilità di essere altamente consapevole delle tematiche controtransferali attuali e potenziali (Melnick 2003).  Poiché l’autenticità relazionale è un nutrimento psicologico essenziale per crescere e dato che lo psicoterapeuta della Gestalt utilizza sé stesso come strumento di un contatto genuino, risulta comprensibile quanto la pratica della supervisione sia fondamentale nella psicoterapia della Gestalt.

Il terapeuta raccoglie i dati di osservazione e valuta i punti di forza e di debolezza del cliente nello strutturarsi del ciclo del contatto, individuando la traiettoria del lavoro necessario e gli obiettivi desiderati della terapia, e ciò implica la formulazione di una diagnosi. In Gestalt, la diagnosi consiste in un processo continuo di esplorazione tra cliente e terapeuta e nello sviluppo di una relazione autentica nel corso del tempo. La valutazione continua, che consente di orientare, di volta in volta, l’attenzione su temi e istanze delle quali il cliente è, in tutto o in parte, inconsapevole, consente di aprire sempre nuovi possibili percorsi terapeutici che sono verificati prevalentemente attraverso l’uso dell’esperimento. Pertanto, la diagnosi non è l’apposizione di un’etichetta o l’individuazione di un disturbo specifico ma, piuttosto, la descrizione di un processo e l’identificazione di una direzione da esplorare.